Casteldifiori e i territori annessi divennero proprietà della famiglia Marocchi, discendente da un amministratore di Marsciano, nella seconda metà del XIX secolo. I Marocchi abbandonarono però il vecchio castello, le cui rovine sono ancora oggi visibili all’entrata del paese, alla fine dello stesso secolo e fecero costruire una grande casa con cappella privata ai lati della piazza del borgo, in cui abitarono fin dopo la seconda guerra mondiale. Inoltre ingrandirono i loro possedimenti impiantando un’azienda agricola di vaste proporzioni.
Durante tutto il XIX secolo Casteldifiori rimase una comunità autosufficiente, mercanteggiando, per le proprie scarse necessità, con gli abitanti dei vicini centri. I contadini erano legati ad un sistema di mezzadria meno oppressivo che in altre zone d’Italia. Malgrado ciò, questi contadini furono i primi a seguire Francesco Ciccotti nel 1902 quando a Bologna fondò un movimento politico contro la mezzadria, che comunque venne abolita solamente alla fine della seconda guerra mondiale con l’attuazione della riforma agraria. Probabilmente questo fu il motivo per cui, nell’area di Casteldifiori, l’introduzione della meccanizzazione nell’agricoltura non causò un’immediata diminuzione della popolazione contadina.
Il borgo ha dato molti suoi cittadini nelle due guerre del XX secolo. Nella prima furono coinvolti come soldati al fronte, mentre durante la seconda guerra mondiale gli abitanti del paese che fu prima occupato e poi liberato, hanno subito in prima persona la pesante esperienza della guerra e dell’occupazione offrendo ospitalità a partigiani, sfollati e prigionieri.
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La “Signorina”, l’ultima dei Marocchi, morì poco dopo la guerra, lasciando in eredità il suo patrimonio alla Chiesa, che in seguito alienò ai contadini le terre da loro coltivate.
Negli anni ’50 Casteldifiori non conobbe il boom economico e molti abitanti lasciarono il paese per Roma, Torino e la Svizzera dove, per la prima volta, beneficiarono di un salario fisso. la popolazione passò da più di 300 abitanti dopo la guerra a 30 nel 1970. Alcuni di quelli che emigrarono sono ora tornati ed hanno ripristinato le vecchie abitazioni per trascorrervi le ferie o la loro vecchiaia.
Nel 1974, alcuni forestieri comprarono le abitazioni contadine alienate dalla Chiesa per adibirle a case per le vacanze. Diversi casali furono ristrutturati dai nuovi proprietari che hanno ripreso la coltivazione della terra e creato imprese artigianali. Questi nuovi “immigrati” fanno parte, oggi, dell’economia locale.
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